Il concetto di "Biblioteca delle Cose" (Library of Things, LoT) rappresenta un salto evolutivo nello sviluppo dei servizi bibliotecari, reinventando il principio basilare della biblioteca — l'accesso collettivo alle risorse — nel contesto delle sfide del XXI secolo: iperconsumismo, crisi ambientale, disuguaglianza digitale e atomizzazione della società. Non è semplicemente un nuovo servizio, ma un'alternativa filosofica e pratica alla modello di proprietà, trasformando le biblioteche pubbliche in centri di economia circolare e capitale sociale.
L'idea è nata all'incrocio di più tendenze globali:
Economia della condivisione (Sharing Economy): Dopo il successo dei modelli di locazione a breve termine di alloggi (Airbnb) e trasporto (car sharing), è logico applicare questa logica agli oggetti di uso quotidiano. Le ricerche mostrano che la media trapano viene utilizzata per solo 12-15 minuti nella vita, mentre attrezzature da cucina costose o decorazioni per feste occupano spazio stando inutilizzati il 99% del tempo.
Economia circolare: In contrasto con il modello lineare "estrarre-produrre-gettare", la LoT realizza i principi del riuso, della prolungazione del ciclo di vita degli oggetti e della riduzione dei rifiuti. Questa è una diretta operalizzazione della questione ambientale a livello locale.
Inclusione sociale e finanziaria: L'accesso a strumenti specializzati, attrezzature da campeggio o giocattoli educativi a un costo simbolico (o gratuitamente) riduce il barriera finanziaria per hobby, educazione, riparazione domestica e tempo libero di qualità. Questo democratizza le opportunità, specialmente per strati meno benestanti, giovani e anziani.
La LoT esistono in vari formati organizzativi:
Integrazione nelle biblioteche pubbliche (la modello più diffusa in Europa): Ad esempio, nei Paesi Bassi, in Germania, nei paesi scandinavi molte biblioteche municipali riservano aree per "fondo di oggetti". Questo utilizza logicamente l'infrastruttura (sistema di contabilità, spazio, fiducia della comunità) e aumenta il traffico. La biblioteca diventa di nuovo un centro risorse universale.
Organizzazioni non commerciali indipendenti e cooperative: Un esempio classico è "Library of Things" a Londra (founded in 2016), diventata un modello di riferimento. Funziona come impresa sociale, raccogliendo oggetti attraverso crowdfunding e partnership. Analoghi sono "Share Shed" a Devon (Regno Unito) — una biblioteca mobile di cose su furgone, che serve le aree rurali.
Modelli commerciali o ibridi: Alcuni startup offrono la locazione di oggetti premium (camere, droni) online, ma con punti di ritiro fisici. Tuttavia, lo status non commerciale e pubblico corrisponde meglio allo spirito della concezione, minimizzando i rischi di commercializzazione.
Fatto interessante: Una delle prime "Biblioteche delle Cose" documentate è comparsa negli Stati Uniti, nella città di Gaylord (Michigan) nel 1976 e si chiamava "The Tool Lending Library". È stata creata da entusiasti per aiutare i vicini a riparare dopo un uragano. Questo indica che le radici della concezione risiedono nell'aiuto reciproco della comunità, mentre le tecnologie e i trend moderni hanno solo amplificato essa.
L'assortimento è strategicamente formato attorno a categorie di oggetti raramente utilizzati ma socialmente significative:
Strumenti e attrezzature per la riparazione (trapani, macchine da levigatura, scatole d' scale).
Technica per eventi (proiettori, macchine da caffè, tende, tavoli).
Equipaggiamento sportivo e turistico (biciclette, snowboard, zaini).
Attrezzature da cucina (panificatrici, multicooker, macchine per la pasta).
Set creativi e educativi (macchine da cucire, strumenti musicali, microscopi, kit di robotica).
Il pilastro tecnologico è un software specializzato per l'inventario, la prenotazione online e la gestione della membership, spesso con codice open source. L'elemento più importante è il sistema di formazione: istruzioni per l'uso, masterclass ("Come appendere una mensola", "Principi di cucito"), che riduce il barriera di ingresso e il rischio di danneggiamento degli oggetti, trasformando la semplice locazione in un processo educativo.
La realizzazione della LoT genera molti effetti positivi multipli, che vanno oltre l'affitto utilitario:
Riduzione dell'impronta ecologica: Secondo uno studio di Circle Economy, ogni cosa in una biblioteca attiva può sostituire l'acquisto di 20-30 nuovi articoli simili, riducendo la produzione, la logistica e i rifiuti finali.
Formazione della comunità (community building): Le LoT diventano un punto di aggregazione per gli appassionati, un luogo di scambio di competenze (café di riparazione), relazioni sociali. Riportano il capitale sociale nelle aree urbane.
sviluppo delle nuove competenze dei bibliotecari: I dipendenti diventano curator di risorse, mentori e organizzatori della comunità, la loro ruolo si amplia dalla lavoro con testi al lavoro con persone e oggetti materiali.
Esempio di implementazione di successo: Il progetto "Leila" a Berlino (founded in 2011) è diventato un pioniere in Europa. Oltre a fornire cose, organizza attivamente workshop di riparazione e upcycling, posizionandosi come "club per la condivisione", che enfatizza il valore della comunità rispetto alla transazione.
Contesto scientifico: Il concetto di LoT trova supporto nella teoria del "consumo sufficiente" (sufficiency), che afferma che un futuro sostenibile dipende non dai miracoli tecnologici, ma dal passaggio a una nuova cultura di moderazione, dove l'accesso alle funzioni delle cose è più importante della loro proprietà come oggetti di status. La Biblioteca delle Cose rende questa teoria tangibile e pratica.
"Biblioteca delle Cose" non è una moda, ma una risposta naturale dell'istituzione culturale alle sfide dell'epoca. Riporta alla biblioteca la sua antica funzione archetipica di essere una casa comune per i valori della comunità, ma la riempie di contenuti nuovi e attuali. Insieme ai libri, che offrono conoscenze "in teoria", le cose offrono la possibilità di applicare queste conoscenze "in pratica". In questo simbiosi tra la missione tradizionale dell'educazione e il modello di consumo innovativo, si vede uno dei percorsi di sviluppo più vitale degli spazi pubblici nel XXI secolo. Questo è un'evoluzione dalla "biblioteca delle conoscenze" alla "biblioteca delle opportunità".
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