L'incorporazione del collare nel guardaroba femminile rappresenta un fenomeno culturale complesso che va oltre la moda. È un atto di appropriazione semiotica, un gesto politico e uno strumento di costruzione dell'identità di genere. La storia del collare femminile è la storia della lotta per i ruoli sociali, letta attraverso il linguaggio degli accessori.
Fino alla fine del XIX secolo, gli elementi del costume maschile nel guardaroba femminile erano marginali e associati a specifiche attività (equitazione). La svolta è avvenuta con l'arrivo della "girl Gibson" negli anni '90 — l'immagine di una nuova donna sportiva, educata, creata dall'illustratore Charles Gibson. Tuttavia, il vero manifesto è stato Marlene Dietrich. La sua apparizione nel film "Marocco" nel 1930, in smoking e con un colletto-farfalla, e poi in un costume libero con un lungo colletto, è stata un shock culturale. Non era un crossdressing, ma una dichiarazione: gli attributi del potere e della libertà maschili possono essere presi da una donna per creare una nuova femminilità dominante.
Contemporaneamente, il colletto è diventato parte dell'uniforme delle donne delle forze ausiliarie durante le guerre mondiali (ad esempio, le WAAF britanniche). Qui simboleggiava non il ribellione, ma il dovere, la disciplina e il contributo uguale agli uomini alla causa comune, rimanendo al contempo all'interno di una rigorosa gerarchia.
La seconda ondata femminista degli anni '60 e '70 ha dato al colletto un nuovo significato politico. L'icona è stata Yves Saint Laurent, che ha presentato nel 1966 il smoking per donne "Le Smoking". Il colletto-farfalla in questo ensemble era un elemento chiave, che trasformava il simbolo della formalità maschile serale nel campo della ricchezza e della sicurezza femminile. È stata una decostruzione elegante, non una copia diretta.
La vera rivoluzione è avvenuta negli anni '80 con l'arrivo delle donne professioniste negli uffici. Il "power suit" (costume del potere) con spalle ampie e il colletto di seta obbligatorio, spesso a pois o a strisce diagonali, è diventato la loro armatura. Le donne, entrando nel mondo aziendale — un territorio codificato da regole maschili, — erano costrette a parlare il loro linguaggio. Nel contesto di questo, il colletto aveva tre funzioni:
Mimetica: Mascheramento sotto "chi è suo" nel mondo maschile.
Statuale: Presa diretta del simbolo del potere.
Decostruttiva: Il solo fatto di indossarlo da una donna sfidava la sua semiotica esclusivamente maschile.
Curiosità: Negli anni '80 è emerso anche il termine speciale "floppy tie" — un colletto morbido, spesso di seta e colorato, che le donne indossavano con bluse e giacche. Era meno rigoroso del suo equivalente maschile, il che permetteva di mitigare l'immagine senza rinunciare all'attributo del potere.
Nel XXI secolo, il colletto nel guardaroba femminile si è liberato definitivamente dalla necessità di dimostrare l'uguaglianza. È diventato un elemento neutrale ma ricco di significato, utilizzato in vari registri:
Ironia e gioco postmoderno: Indossare il colletto con un vestito, un maglione voluminoso o sopra una maglietta richiama all'estetica del "slash code" (mescolanza di opposti: maschile/femminile, rigoroso/relax). Qui il colletto è una citazione, non un'uniforme.
Stile androgino aziendale: Nei settori creativi e dell'IT, dove il codice di abbigliamento rigoroso è stato abolito, il colletto (soprattutto la farfalla o lo scialle sottile) può essere utilizzato come scelta consapevole per creare l'immagine di un intellettuale, continuando la linea di Marlene Dietrich, ma senza un pathos politico.
Uniforme delle sottoculture: Il colletto è un attributo comune nei stili grunge, indie e nella comunità LGBTQ+, dove può servire come marcatore visivo della non-binarità di genere o come riferimento a una certa estetica.
Prospettiva scientifica: Semiotici come Roland Barthes potrebbero leggere il colletto femminile come un segno, il cui denotato è "colletto", ma le cui connotazioni (culturali, storiche) sono radicalmente cambiate. Dalla simbolo di potere patriarcale è diventato un segno il cui significato oscilla tra gioco, ironia, nostalgia per una certa estetica e una consapevole violazione dei confini di genere.
Conclusione: Accessorio che ha superato la sua utilità
Il colletto nel costume femminile ha percorso il cammino da un ribellione epatage contro le norme di genere a uno strumento di mimetismo nel mondo aziendale, e poi a un elemento libero di espressione stilistica. La sua storia riflette l'evoluzione del ruolo sociale femminile: dalla lotta per l'accesso ai privilegi maschili alla decostruzione stessa dei concetti di "maschile" e "femminile" nell'abbigliamento.
Oggi il colletto femminile è un segno privo di un codice unico, ma ricco di memoria storica. Il suo indossare può essere un richiamo al glamour dell'antico Hollywood, all'estetica del potere degli anni '80 o alla moderna fluidità di genere. Non è più obbligato a dimostrare nulla, che è la prova finale della vittoria: un accessorio una volta simbolo esclusivo del potere maschile, ora appartiene a tutti, diventando uno strumento del narrazione personale, non di genere.
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