Il linguaggio artistico di Nikolaj Semënovič Leskov (1831–1895) è un fenomeno unico nella letteratura russa, spesso percepito dai contemporanei come “affettuoso” e “inesatto”, ma poi riconosciuto come innovativo e ineguagliabile. Leskov ha consapevolmente rifiutato il linguaggio letterario “scuolastico” del suo tempo, cercando di creare una vivace, polifonica eruzione della lingua popolare e professionale. La sua opera è una gigantesca laboratorio per lo studio e la trasformazione artistica della lingua russa in tutta la sua diversità sociale, etnografica e confessionale.
1. La favola (apertura principale).
Leskov è un maestro ineguagliabile della favola, ossia della narrazione che imita la parlata orale, spesso volgare o professionale del narratore. Tuttavia, la sua favola non è una stilizzazione del folklore, ma un complesso sintetismo:
Multilivello: Nei suoi lavori spesso si verifica una “cornice”: l’autore “ascolta” la storia da un qualche personaggio (maestro, monaco, funzionario), la cui parlata può includere citazioni e repliche di altri personaggi. Questo crea un effetto di tradizione orale vivace.
Esempio: In “Il Levša” (1881) il linguaggio del romanzo non è la parlata del maestro di Tula, ma una complessa stilizzazione della “leggenda popolare”, raccontata da un uomo di libri con una massa di neologismi (“nimfozoria”, “microscopio”) e con una “impropria” sintassi, che crea un effetto grottesco e profondamente tragico.
2. Ricchezza lessicale e “barbarismi”.
Il lessico di Leskov è incredibilmente ampio e include strati estranei alla letteratura classica:
Terminologia e termini professionali: Ha utilizzato brillantemente la lexicografia dei mestieri (“Il viaggiatore incantato” – conoscenza della terminologia dei cavalli), degli iconografi (“L’angelo impresso” – termini tecnici dell’iconografia), del clero (“I Solovki” – slavismi, canzoni della consistoria).
Neologismi artificiali e etimologia popolare: Leskov amava creare nuove parole, spesso attraverso una reinterpretazione comica di stranieri o letterari (“emopтизin” al posto di “opтизm”, “burelmetr” al posto di “barometro” ). Questo non è un errore, ma un trucco, che svela il mondo di sensazione del personaggio.
Etnografismi e dialetti: Ha attivamente utilizzato parole da dialetti regionali, ma sempre motivato, per creare un ritratto linguistico.
3. Organizzazione retorica e “intreccio di parole”.
La prosa di Leskov è spesso ritmizzata, vicina allo stile oratorio o predicatorio:
Sintassi: Amore per i periodi complessi, inversioni, ripetizioni, anfora. La sua frase può essere tortuosa, ma mai perde l’energia interna.
Slavismi: Utilizzati non per il pathos, ma come elemento organico della parlata dei personaggi ben educati-sacerdoti o come mezzo di ironia e stilizzazione.
4. Ironia, grottesco e “sorriso interno”.
Il linguaggio di Leskov è quasi sempre ironico, ma l’ironia è del suo tipo speciale – non sarcastica, ma “amabilemente astuta”. Egli ammira la stranezza della parlata dei suoi personaggi, le loro sciocchezze, ma dietro di questo c’è una comprensione e una compassione profonde. Il grottesco in “Il Levša” o “La volontà di ferro” serve non solo per la satira, ma anche per l’esposizione dell’absurdo delle contraddizioni sociali e nazionali.
Leskov ha inventato e trasformato i generi, dove il linguaggio diventava il protagonista:
Racconti “ad hoc”: Breve schizzo, aneddoti, costruiti su un curioso curioso o un calamburo.
Chroniche e memorie di personaggi inventati: “I Solovki” sono scritte come cronaca, tenuta nella stilitica della cronaca parrocchiale con la sua specifica intonazione.
“Leggende” e “parabole”: “La bellissima Aza”, “All’estremità del mondo” utilizzano la stilitica della letteratura di vita e della predicazione, trasformandola con maestria.
Concetto di “giustizia” e sua realizzazione linguistica
In cerca di “giusti” – tipi positivi della vita russa – Leskov li trovava non nella società intellettuale, ma tra il clero, i mestieri, i soldati, i mercanti. Il ritratto linguistico di tale giusto (come Ivan Fлягин in “Il viaggiatore incantato”) è sempre individuale e profondamente radicato nella sua esperienza professionale e quotidiana. La sua parlata non è un linguaggio letterario liscio, ma grezzo, figurativa, ricca di lexicografia specifica, che diventa un segno di autenticità, non corrotto dalla cultura “libraria”.
Leskov ha consapevolmente combattuto la corrente. In un’epoca in cui la critica (in particolare N.A. Dobrolyubov) richiedeva alla letteratura “letteralità” e accessibilità, il suo linguaggio sembrava arcaico e esotico. Tuttavia, il suo obiettivo era diverso: non semplificare, ma complicare la percezione, mostrando il linguaggio come una materia vivente, variabile, colorata e professionale. Ha dimostrato che il “linguaggio giusto” è solo una delle molte possibili sistemi linguistici.
Influenza e riconoscimento: dall’invidia alla canonizzazione
Durante la vita di Leskov, spesso furono accusati di “corruzione” della lingua, lo consideravano uno stilizzatore. Tuttavia, all’inizio del XX secolo, scrittori e filologi (A. Remizov, E. Zamyatin, B. Eichenbaum) videro in lui un innovatore geniale. Il suo impatto è evidente:
Sul A. Remizov con il suo “disegno della parola”.
Sul M. Zoshenko, che ha portato la favola di Leskov nell’epoca sovietica.
Sul Tolstoj tardivo, interessato alla sua stilitica.
Sulla prosa “ornamentale” sovietica degli anni Venti (V. Ivanov, Artem Veselý).
Filosofi (V.V. Rozanov) e letteraturisti (Yu.N. Tynianov) hanno riconosciuto Leskov come il più grande maestro della prosa russa, comparabile con Puškin per importanza per lo sviluppo del linguaggio letterario.
Il linguaggio artistico di Leskov non è una sistema di tecniche, ma una filosofia completa del linguaggio. Per lui il linguaggio non era uno strumento per trasmettere significati pronti, ma la sostanza stessa dell’esistenza e del pensiero nazionale. Ha scoperto che la verità sulla Russia e sul russo si nasconde non nelle formule affinate dell’intellighenzia, ma nelle pieghe curiose della lingua popolare, nel gergo professionale, nel predicazione ecclesiastica, nell’absurdo burocratico. I suoi testi richiedono non solo la lettura, ma anche l’ascolto – come in una complessa partitura musicale, dove ogni voce porta la sua partita unica.
Leskov ha dimostrato che il linguaggio letterario può e deve essere non neutrale, ma ricco, affilato, strano, riflettendo tutta la varietà e la contraddizione della vita nazionale. Ha creato non solo opere, ma un’enciclopedia dei tipi linguistici russi, rimanendo il più “russo” scrittore nel senso di un profondo senso del linguaggio, e allo stesso tempo – il più audace trasformatore. Il suo eredità è un invito ad ascoltare la musica dove altri vedevano solo il rumore e l’armonia disordinata.
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